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INSEGNARE ITALIANO AGLI STRANIERI agosto 4, 2014

Posted by Ciao Italia in our school.
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simonacheinsegna

Leggete qualche consiglio su come insegnare l’Italiano agli stranieri: un giorno potrebbe essere il vostro lavoro.
Quando iniziai a insegnare Italiano agli stranieri era il 1988. La prima cosa che imparai subito è che anche se in aula l’insegnante è solo con gli studenti c’è sempre bisogno di un grosso lavoro di equipe. Insomma, è la scuola, la sua didattica che deve funzionare. Il mio motto, quando preparo nuovi insegnanti è: “Questo è un lavoro che ti darà grande libertà ma soltanto se segui un metodo comune a quello degli altri insegnanti della scuola!”. Voi direte: “E dove sta la libertà?” Nel nostro lavoro la libertà, intesa ovviamente come creatività, è un qualcosa che si guadagna giorno dopo giorno, anno dopo anno. Però bisogna sapere quale metodo si sta seguendo. Esserne pienamente coscienti, perché solo così si può discuterne tra colleghi e migliorarlo. Se vi metterete su questa strada potrete sperimentare in aula, dopo averne parlato con gli altri insegnanti,variazioni nel metodo e dopo aver verificato l’eventuale successo o insuccesso parlarne di nuovo con loro. Dal 1988 al 1996 ho insegnato l’Italiano in diverse scuole italiane ed estere, sempre ascoltando i consigli dei più anziani. Poi nel 1996 abbiamo fondato Ciao Italia e da allora il mio motto, la mia filosofia di insegnamento, l’ho potuta sperimentare quasi scientificamente e ancora oggi non mi stanco di farlo. Anzi la cosa continua ad appassionarmi.

Veniamo ora a un esempio concreto che potrebbe interessarvi se volete insegnare l’Italiano agli stranieri. Cosa resta oggi, 2014, del metodo sul quale a Ciao Italia iniziammo a lavorare 18 anni fa? Immaginavamo tutti che ci sarebbero prima o poi stati degli aggiustamenti, e così è stato. Abbiamo lavorato sempre con questa consapevolezzama la cosa interessante è capire il perché di certi cambiamentie non altri. Qualcuno risponderà: “E’ cambiato il materiale didattico” oppure:” Vi siete ispirati a metodi utilizzati da altre scuole sparse nel mondo”. Certo che ne siamo stati influenzati, come non esserlo? Ma c’è un però. Si scopre che c’è del nuovo materiale didattico o che si stanno sviluppando nuovi metodi di insegnamento, a me è successo spesso, e allora cosa fa l’insegnante, applica una nuova formula matematica migliore della precedente? No, questo ha poco a che fare con l’insegnare una lingua. Una scuola, come dicevo all’inizio, è necessariamente un luogo di confronto tra insegnantie contemporaneità. E non c’è a mio giudizio peggior cosa che illudersi di aver trovato la pietra filosofale nelle novità. Le novità le ho sempre considerate più che come una panacea, come degli strumenti per riflettere. Ogni lezione è per me e per i miei colleghi uno strumento per riflettere, così ogni cambiamento del linguaggio deducibile dalla lettura dei quotidiani o dalle novità letterarie, lo svolgersi di una sceneggiatura di un film italiano appena uscito, il confrontarsi della lingua Italiana con quella Inglese che in tutto il mondo è la prima a essere insegnata e inevitabilmente apre la mente a una lingua diversa da quella originaria. Tutti questi elementi uninsegnante di Italiano per stranieri deve farli collimare. Entrare nella contemporaneità di una lingua.

Insegnare una lingua è saper seguire la corrente giusta. Se riuscirete in questo vedrete come in poco tempo, anche voi giovani insegnanti, potrete interagire, implementare e rendere più funzionale qualunque metodo troviate applicato nella scuola dove andrete a insegnare facendo felicemente convivere metodo e libertà, metodo e sperimentazione. Assimilare prima ben bene cambiamenti e novità guardandosi sempre intorno e dopo, solo dopo, un giusto ritocco al metodo.

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